L'UOMO SENZA PAURA

 

N° 28

 

LA LUNGA STRADA VERSO CASA

 

(PARTE PRIMA)

 

 

PIOMBO E SANGUE

 

Di Carlo Monni

 

 

PROLOGO

 

 

<<Buongiorno cittadini di New York, qui è la vostra Joan Chen, per il consueto notiziario locale della W.F.S.K. Sono passati più di sette giorni da quando l’avventuriero in costume noto come Devil è scomparso in un‘esplosione nel fiume Hudson e le voci della sua morte si fanno sempre più insistenti. Altrettanto scalpore sta facendo la scomparsa del noto avvocato Matt Murdock avvenuta quasi contemporaneamente a quella di Devil e subito dopo un attentato alla casa in cui viveva. Il nome di Murdock è associato a quello di Devil sin dai tempi dei primi exploit di questo vigilante mascherato. Di recente i legami tra i due sono stati esposti in un articolo della rivista Now in cui si ipotizzava che l’attuale Devil potesse essere in realtà il gemello, da tempo creduto morto di Murdock o che, comunque Murdock ne conoscesse l’identità e che questo sia stato il motivo dell’attentato. Secondo voci che circolano, l’avvocato Murdock sarebbe nascosto in un luogo sicuro sotto stretta protezione, in attesa che le acque si calmino e che gli autori degli attentati alla sua vita vengano individuati. Ed ora le notizie politiche: il Sindaco ha dichiarato che…>>

 

 

1.

 

 

            All’inizio c’è il buio, beh non esattamente il buio, più esattamente, lampi di luci intermittenti, che, a volte, sembrano assumere la consistenza di figure dai contorni indistinti, per poi svanire non appena assumono contorni familiari, poi arriva la voce:

-TI SEI SVEGLIATO FINALMENTE!-

            Sembra peggio di un televisore a tutto volume, mi lacera i timpani. Perché parla così forte? O sono io che lo sento così?

-HAI DORMITO PARECCHIO GIOVANOTTO!-

Continua, ma adesso mi sembra meno forte, come se fossi in grado di regolarne il volume. È strano, però, sento la voce, ma non vedo nessuno, c’è solo il buio. È un uomo, però, ne sono certo.

-PER TUA FORTUNA HAI UN FISICO FORTE!-

         Ma perché continua ad urlare? Lo capisco benissimo. O, forse non è lui che urla, ma io che lo sento troppo forte? E perché non lo vedo, quando è qui davanti a me? Aspetta… non lo vedo, ma lo percepisco: sento l’odore di un dopobarba scadente e quello dell’alcool, Whisky, credo e…disinfettante?

-ERI DAVVERO IN BRUTTE CONDIZIONI QUANDO TI HO TROVATO, SAI?-

            La voce è quasi accettabile, adesso e comincio a percepire qualcos’altro: immagini, ma è come se fossero in bianco e nero e ne “vedo” solo i contorni. C’è qualcosa che non va con la mia vista, ma i miei altri sensi lavorano a pieno ritmo per compensarlo. Non so come o perché, ma so che è così. Il mio interlocutore continua a parlare, ma ora sono quasi riuscito a ridurre la sua voce ad un volume accettabile:

-Eri stato portato dal fiume ed avevi diverse ferite, i tuoi abiti erano quasi del tutto stracciati. Ho pensato di portarti qui. Tutto considerato, forse non era il caso di portarti in ospedale e nemmeno rischiare che gli uomini di Silke ti trovassero.-

            Il suo fiato sa di whisky, sento il suo battito cardiaco accellerare a causa dell’eccitazione, il sole entra da una finestra e ne sento il calore sul volto.

-Scusa, dimenticavo la buona educazione, non mi sono presentato: mi chiamo Thomas Mitchell, Dottor Thomas Mitchell, o, forse, dovrei dire ex dottore. Tu come ti chiami?-

            Apro la bocca per rispondere, ma le parole che dovrebbero essere quasi istintive non vengono, non ho che una sola risposta:

-Io… non lo so.-

 

            La mamma mi diceva sempre di evitare le cattive compagnie, ma non posso dire di esserci sempre riuscito. Certo sarebbe contenta di quelle che frequento in questo momento, il meglio del meglio delle forze di Polizia: l’Agente Speciale Phil Corrigan dell’F.B.I., una vera leggenda vivente del Bureau; il Capitano George Scanlon del C.I.B. della Polizia di Stato; Il Tenente Flint della Squadra Omicidi di Manhattan; il Sergente Brady O’Neil della Squadra Investigativa della Procura Distrettuale della Contea di New York ed il Detective di 1° Grado Connor Trevane dell’Ufficio Controllo Crimine Organizzato della Polizia della città di New York, per non parlare di un buon numero di detectives. Tutti uniti, mettendo da parte le gelosie interdipartimentali, (per quanto può essere possibile) per un unico scopo: risolvere l’enigma dei delitti del mio collega Martin Bergstein e della giovane Francine Hoyt e dei loschi affari della Cyberoptics con i Senatori di Stato George Jessup e Robert Martin. In tutto questo, a quanto pare, io rivesto un ruolo importante. Come? Chi sono io? Credevo che ormai lo aveste ben chiaro, ma se così non fosse, lo chiarirò a beneficio dei ritardatari: il mio nome è Ben Urich e sono quello che si definisce un reporter investigativo. Vale a dire che non mi limito a scrivere, io le notizie le cerco e per ogni domanda cerco di trovare una risposta. Credetemi, non lo dico per vantarmi, ma sono uno dei migliori in quello che faccio, anche se quello che faccio non ha sempre lati piacevoli, per me soprattutto. Sono stato soggetto a più attentati alla mia vita di quanti mi piaccia ricordare e sta succedendo ancora. Prima hanno cercato di uccidere me e la mia assistente Candace Nelson,[1] poi il sicario di nome Bullet ha spezzato il braccio destro di Candace[2] ed infine, hanno cercato di uccidere mia moglie Doris.[3] Ora, tutti insieme, cerchiamo di metter fine all’inchiesta, una volta per tutte. A dir la verità, non tutti mi hanno accettato a cuor leggero, avere un giornalista tra i piedi non è il massimo della vita per loro, ma devono adattarsi, perché io posso essere molto utile alle indagini

-Vediamo di dare ordine a ciò che sappiamo…- sta dicendo Corrigan -…La Cyberoptics, un’azienda leader nel settore delle comunicazioni, si aggiudica un contratto per la messa in opera del nuovo sistema di comunicazione del Campidoglio di Albany e di tutta l’amministrazione statale. Un affare da molti milioni di dollari. L’aggiudicazione sembra essere pilotata con la complicità dei Senatori di New York Jessup e Martin ai quali è stata passata una congrua bustarella. Per inciso, si sospettano da tempo legami tra Jessup ed il Crimine Organizzato ed il mio ufficio lo tiene d’occhio da tempo, anche se non ha mai trovato le prove necessarie all’incriminazione. Se ora vuol continuare l’amico Scanlon…-

            L’uomo della Polizia di Stato si schiarisce la voce lanciandomi un’occhiata torva, poi si decide a parlare.

-Naturalmente, il caso interessa anche il mio Dipartimento. La Sezione Anti Corruzione ha gli occhi puntati sui due Senatori e su altri funzionari del Governo Statale, in particolare un ex segretaria di Jessup, nonché sua ex amante, che sembra al corrente di parecchie cosette, purtroppo, prima di poter parlare con noi viene uccisa.-

-Ma fa in tempo a parlare con il mio collega Bergstein, al quale rivela troppe cose per il bene di entrambi.-

-Esatto.- interviene ancora Scanlon –Secondo le nostre ricostruzioni, il giornalista deve essere stato fermato mentre usciva dalla casa e probabilmente ucciso lì, poi hanno portato il corpo a New York per confondere le acque. Per quanto riguarda la ragazza, invece, scelgono di simulare una rapina andata male.-

-Naturalmente, non potevano sapere che la casa della Hoyt era piena di microfoni...- interviene Corrigan -… anche se… ehm… quanto abbiamo appreso non sarebbe utilizzabile in Tribunale.-

-Ho capito.- dico con un sorrisetto –Un’altra di quelle vostre intercettazioni illegali per cui voi dell’F.B.I. andate tanto famosi. Un bel colpo, adesso sapete chi sono gli assassini, ma non li potete incriminare nemmeno di essere passati col rosso.-

-Fa poco lo spiritoso Urich.- ribatte Scanlon –la cosa non piace nemmeno a me, ma almeno abbiamo un punto di partenza.-

-Calma, signori.- interviene O’Neil –Lasciamo da parte le polemiche. Quel che conta adesso è incastrare quei tizi. La corruzione e l’associazione a delinquere sono roba di voialtri di Albany, ma il corpo di ;Martin Bergstein è stato trovato a New York City ed suo assassinio è affar nostro.-

-A me non interessano le vostre beghe giurisdizionali…- dico. -… voglio quella gente in carcere ed un articolo in prima pagina per me.-

-Avrai entrambe le cose, Ben…- mi dice Corrigan -… se sei disposto a farci da esca.-

-Esca? Dimmi tutto Phil…-

            E spero di non pentirmene.

 

 

2.

 

 

            La consapevolezza mi prende in un attimo: non ricordo chi sono, il mio nome, la mia vita, tutta la mia memoria sono una lavagna vuota. Per un attimo, che sembra lungo un’eternità, sento il panico che mi attanaglia. Chi sono? Devo, voglio saperlo.

-E così non ricordi nulla eh?- mi chiede il mio benefattore, il Dottor Mitchell –Non è insolito dopo aver subito un forte trauma e quel che ti è capitato doveva essere davvero grosso.-

            Quel che mi è capitato? Ma cosa mi è capitato? Per quanto mi sforzi, non ho nessun ricordo precedente al mio risveglio, a parte brevi flash di volti , che scompaiono come tento di afferrarli, lasciandomi un’impressione amara. Eppure devo avere delle risposte.

-Non siamo in ospedale.- dico –Lei mi ha portato qui dopo avermi trovato sulla sponda del fiume, perché, dottore?-

            Anche se non lo vedo posso riuscire ad immaginarlo sorridere mentre mi risponde:

-Diciamo che l’ho ritenuto più sicuro per te, giovanotto. Agli uomini di Silke non sarebbe piaciuto saperti nelle vicinanze.-

-È già la seconda volta che nomina questo Silke e la sua banda, chi sono?-

-Sammy Silke? È un teppistello che si crede un padreterno solo perché suo padre è uno dei pezzi grossi del Maggia di Chicago. È da un po’ che si è trasferito qui nel New Jersey, dicono che abbia combinato qualche pasticcio a casa sua e che l’abbiano spedito qui finché si calmano le acque. Ora domina il paese con i suoi bravacci.-

-New Jersey?- esclamo -Siamo nel New Jersey? Chissà perché, ero convinto di trovarmi a New York.-

-Sei nell’angolo più dimenticato del New Jersey, figliolo. Perfino Dio si è dimenticato di Broken Cross.-

            Broken Cross, un nome che evoca qualcosa, ma cosa?

-Lei ha detto di non essere più un dottore, che vuol dire?-

-Quante domande. Sicuro di non essere un poliziotto od un avvocato?-

            C’è una chiara nota d’ironia nella sua voce, come se sapesse qualcosa che ignoro. Prosegue nel suo discorso:

-Diciamo che avevo il vizio del bere. Qualche anno fa ho ammazzato una paziente durante un’operazione e mi hanno cacciato con ignominia. Il solo buco dove ho trovato posto è qui a Broken Cross e Silke mi usa per rattoppare qualcuno dei suoi uomini quando serve..-

-Capisco.- commento. In realtà non sono sicuro di aver capito tutto, per esempio: perché quando mi ha trovato non mi ha portato in ospedale, preferendo curarmi personalmente in segreto? E perché teme che questo Silke non sarebbe contento di sapere che sono qui? È evidente che il dottore sa più di quanto dice, ma ho la sensazione che non sia affatto pronto a parlarmene.

            Decido di alzarmi dal letto. Come mi rizzo a sedere, la testa gira, e le gambe mi sembrano molli. Mi sento cadere e Mitchell è pronto a tenermi. La sensazione di stordimento dura un attimo, poi mi sento più saldo e posso lasciare il mio alloggio.

-Hai delle facoltà di recupero notevoli, giovanotto.- mi dice Mitchell –Quando ti ho esaminato ho trovato i segni di numerose ferite, ma, a quanto sembra hai davvero una fibra forte. Dovrai vestirti adesso. Non ho molto con me, ma questi abiti dovrebbero andarti bene, appartenevano ad un uomo in gamba. Il nostro ex Capo della Polizia. Ora è morto ed è un peccato, ma i buoni muoiono giovani, si dice.-

            Mentre parla, indosso i pantaloni e la maglietta che mi porge. In effetti mi vanno bene. Il precedente possessore doveva essere proprio della mia taglia, un tipo robusto, ma non un culturista.

-Mi piacerebbe chiamarti in un modo diverso da “Giovanotto”. Se non ricordi il tuo nome, dovresti trovartene uno.- mi dice il dottore.

            Un nome? Tutti ne hanno uno, giusto? Ma il mio quale può essere? Non ricordo assolutamente, Eppure…

-Mike.- rispondo, infine –Non so perché, ma mi suona bene.-

-Ok, vada per Mike, ma ci serve anche un cognome, tutti ne hanno uno, no?-

            Per un attimo, sento un profumo dolce e delicato una sensazione di acuta malinconia mi attraversa, per poi svanire prima che abbia avuto il tempo di finire la mia frase:

-…Page… si, Page, va bene.-

-Ok Mr. Mike Page. Questo sarà il tuo nome finché non ne avremo uno migliore. Ora prendi questi.- mi infila un paio di…-…occhiali da sole, serviranno a proteggerti gli occhi, credimi ne hai bisogno, almeno per qualche giorno.

            Continuo ad avere l’impressione che sappia più di quanto non dica, vorrei costringerlo a parlare, ma, per qualche ragione, non me la sento. Sono certo che saprò qual che c’è da sapere al momento opportuno, sento di potermi fidare di quell’uomo, anche se non so bene perché.

 

            Richard Fisk ha finito il suo solito Jogging nel parco e rientra nel suo attico tutto sudato. Quando la porta del suo ascensore privato si apre direttamente sul suo appartamento, ci trova Candace Nelson, con un’espressione che non promette nulla di buono.

-Che cosa c’è cara?- le chiede.

-Hai anche la faccia tosta di chiedermelo?- replica lei con ira. –Non mi dirai che non hai letto i giornali o seguito i notiziari..-

            Gli sventola davanti agli occhi una copia del Daily Bugle su cui campeggia un titolo:

“REPORTER NEL MIRINO”

            L’articolo parla del misterioso omicidio di un uomo, identificato come un killer professionista, nell’appartamento di Ben Urich, mentre la moglie di quest’ultimo giaceva, narcotizzata nel proprio letto. L’ipotesi più accreditata era che l’uomo avesse avuto l’incarico di uccidere Doris Urich, ma che qualcuno l’avesse fermato in tempo, lasciandolo macabramente appeso per il collo al lampadario del soggiorno come avvertimento per futuri attentati. La domanda senza risposta è: chi?

-E sullo stesso tono, abbiamo anche i titoli del Globe e dell’Express.- continua Candace –Solo che, mentre loro ipotizzano l’intervento del Punitore, io so un particolare che mi ha rivelato Ben: in una tasca della giacca del morto c‘era una rosa rossa, il simbolo del capo criminale chiamato la Rosa.-

-Capisco.- replica Richard con calma –E tu dai credito alle ipotesi per cui la Rosa sarei io.-

-Cos altro dovrei pensare? Prima mi avverti che la mia vita e quella di Ben sono in pericolo, poi mi fai sapere che Ben e sua moglie sono fuori pericolo e subito dopo viene ritrovato quel killer morto. Dimmi che non è così, dimmi che non hai mandato un tuo uomo ad uccidere il killer incaricato di uccidere Doris Urich, dimmi che non sei più coinvolto col mondo criminale, dimmi che non sei la Rosa.-

-Puoi non credermi, Candace, ma non ti sto mentendo: io non sono la Rosa. Rifletti: solo di recente è stato scoperto che la Rosa era, in realtà, il tuo vecchio collega Jake Conover,[4] quindi io sono scagionato, e poi… se io fossi davvero la Rosa, pensi proprio che sarei stato così stupido da lasciare la mia firma dopo averti avvertita del pericolo che correvano Urich e la sua famiglia?-

-Beh… a dire la verità… forse hai ragione. Non avresti corso quel rischio sapendo che avrei sospettato di te, non sarebbe logico.- Candace tace, riflettendo un attimo, poi… -Un momento… tu sapevi che Ben non correva più pericolo, come… ?-

            Richard le sorride :

-Sei davvero sveglia come pensavo. Avevo mandato un uomo a fare da guardia del corpo per gli Urich… so quanto ci tieni al tuo amico e ti avevo promesso che non avrebbe corso rischi, ma quando è arrivato, c’era già la Polizia. Se vuoi il mio parere, c’è una lotta di potere in corso e qualcuno ha approfittato dell’occasione per dare un avvertimento al Gufo.-

            Candace lo guarda perplessa. Vorrebbe davvero credergli, ma può permetterselo?

 

            Quando il Dottor Mitchell entra all’Olympian Palace, Katie, la cameriera al banco, non può non posare i suoi occhi sull’uomo che l’accompagna. È alto, robusto i capelli e la barba che gli incornicia il volto sono rossi, il colore degli occhi è nascosto dagli occhiali scuri. Le ricorda qualcuno conosciuto tempo anni, un altro straniero di passaggio. Non ce ne sono molti a Broken Cross, anzi, a voler essere onesti, non c’è n’è nessuno da parecchio tempo. Broken Cross è un paese che sta morendo ormai, almeno da quando ha chiuso la raffineria. Gli uomini migliori se ne sono andati altrove e sono rimasti solo quelli troppo vecchi e disillusi per trovare la forza di andar via… e, naturalmente, i pessimi elementi.

 

 

3.

 

 

            Il locale in cui mi ha portato il dottore è piccolo, ma accogliente. L’uomo al banco è sudato e respira come un mantice, dovrebbe evitare di esagerare con le sigarette, credo, la ragazza è ancora giovane ed un po’ sovrappeso, il profumo non è certo ricercato, ma gradevole, dopotutto. Mi siedo al banco ed ordino un caffè, quando la porta si apre ed entrano almeno tre persone, si, ne sono certo: sono tre uomini. Non capisco come faccio, ma percepisco intenzioni ostili da parte loro. Il loro modo di muoversi denota familiarità con il posto, c’è arroganza e prepotenza nel loro modo di fare, mentre si rivolgono al proprietario:

-Non sei stato bravo coi pagamenti amico.- dice uno.

-Beh… Jim… lo vedi anche tu che gli affari non vanno bene, abbiamo così pochi clienti…- replica l’altro.

-A Sammy questo non importa.- ribatte l’uomo chiamato Jim –Hai un patto con lui e devi rispettarlo. Forse un’aggiustatina alla tua faccia ti convincerà ad essere più puntuale.-

            Lo sento afferrare il suo interlocutore per il bavero e prepararsi a colpirlo al volto con un destro. Non so spiegare bene perché lo faccio, ma gli afferro il polso destro. Lui si volta e lo sento fissarmi con ostilità.

-E tu chi saresti?- sibila –Impicciati degli affari tuoi.-

-Forse sono affari miei.- replico –Non mi piace chi fa il prepotente.-

-Davvero?- lo sento sghignazzare –A me non piacciono i ficcanaso. Fatti da parte o ti cambio i connotati.-

-Puoi provarci.- gli dico e stringo il suo polso fino a farlo urlare e costringerlo in ginocchio. Lui chiama in aiuto gli altri due che sembrano scuotersi improvvisamente e si precipitano verso di me.

            Non so cosa mi prende, ma è come se sapessi istintivamente cosa fare. I muscoli reagiscono quasi automaticamente. Un calcio atterra il primo degli sgherri, poi spingo quello chiamato Jim sul secondo. Il terzo spara, ma io sapevo che l’avrebbe fatto già prima che premesse il grilletto. Salto di lato, faccio una capriola e lo colpisco con un calcio a piedi uniti al mento. Anche quello di nome Jim estrae una rivoltella e, mentre sento il secco rumore della sicura, una voce, quella del dottore urla:

-Attento amico!-

            Non ho bisogno del suo avvertimento, istintivamente sorrido, mentre afferro un cucchiaino dimenticato sul bancone e lo lancio alle mie spalle, perché colpisca il polso di Jim disarmandolo, poi mi giro e lo abbatto con un uppercut al mento.

-Incredibile!- commenta la cameriera.

-Puoi dirlo forte, Katie.- insiste il dottor Mitchell. Il ragazzo è in gamba, davvero.- il suo battito ha un salto, come se volesse dire di più, ma decidesse di stare zitto. Se si può avvertire un sorriso, io sento il suo.

-Il suo amico ha avuto fegato, dottore.- continua Katie, poi si rivolge a me –La gente di Silke ha bisogno di una lezione, ma il boss vorrà fartela pagare… a proposito, come ti chiami bel giovane?-

-Puoi chiamarlo Mike… Mike Page…già questo è il suo nome.- interviene il dottore.

-Bel nome.- commenta la ragazza. –Sei un uomo di poche parole, vero? Come ho detto, Silke non te la farà passare liscia. Dove dormi adesso, dal dottore? Per stanotte sarà meglio se state lontano da casa sua, tutti e due, Sammy saprà presto che il Doc ti ha aiutato. Potresti venire da me.-

            Mitchell fa una risatina.

 -Uhm…forse hai ragione, Katie.- dice -Sarà il caso di fare così. Io passerò la notte sul retro di questo magnifico posto, allora.-

-Attento a non esagerare con la bottiglia dottore.- commenta il proprietario del bar –E... comunque, che ne facciamo di questi tre?- indica gli scagnozzi di Silke ancora svenuti.

-Suggerirei di sbatterli fuori di qui mentre ancora non possono nuocere alla pubblica incolumità.- suggerisce il dottore.

            Naturalmente, sono io a dover provvedere.

 

            Sammy Silke non è quello che definireste un uomo gradevole, altezza media, capelli corti, baffetti, posa da duro. È decisamente seccato per essere stato esiliato in questo buco dimenticato da Dio e dagli uomini, ma è solo una fase della sua vita, presto o tardi gliela farà vedere a tutti. Potrebbe andare a New York, si, c’è un vuoto di potere là da quando il vecchio Kingpin è stato abbattuto e quello nuovo, il Gufo lo chiamano, potrebbe essere scalzato da uno abbastanza intraprendente e con un piano. Si, andrà a New York, qualsiasi cosa ne pensi suo padre, ma ora ha un problema di cui occuparsi.

-E così questo… straniero vi ha conciati per bene tutto da solo, dico bene?- chiede ai suoi uomini.

-Beh… si capo… insomma lui… l’ha fatto.-

E chi sarebbe questo campione? L’Uomo Ragno, forse?-

-Beh capo, abbiamo chiesto in giro e sembra che si chiami Mike Page, uno smemorato arrivato da poco. Adesso svolge qualche lavoretto all’Olympian Palace e pare che viva a casa del vecchio Dottor Mitchell.-

-Maledizione, razza di stupidi! Vi rendete conto che se la cosa si viene a risapere io non riuscirò mai a rimettere piede a Chicago o New York senza farmi ridere dietro?-

-Ma capo…-

-Niente scuse, portatemi la testa dello straniero o non tornate affatto.-

-E il dottor Mitchell?

-Fatelo fuori, quel vecchio ubriacone non vale nulla.-

            E al diavolo tutti quelli che si parano sulla sua strada.

 

Negli ultimi giorni ho avuto notti agitate. Non solo i suoni e gli odori erano forti, troppo forti a volte, e per fortuna, sembra che sappia istintivamente come ridurli ad un livello accettabile, ma nel sonno, ho avuto quelle che potrei chiamare solo visioni. Lembi confusi di un passato che continua a sfuggirmi. Chi sono realmente? Da dove vengo? A volte mi sembra di avere la risposta a portata di mano, ma come cerco di afferrarla si fa più sfuggente dell’acqua. So che il nome che ho scelto: Mike Page non è il mio, ma mi sembra così familiare e perché continuo a pensare ad una donna, ad un profumo che mi lascia la malinconia, quando mi sveglio? Continuo a pensarci mentre aiuto Katie a lavare piatti e bicchieri a fine serata.

-Te la cavi bene, Mike.- mi dice lei –Sei abituato a fare certi lavori da solo anche a casa tua o hai già lavorato in un locale come questo?-

            Sorrido rispondendo:

-A dir la verità, Katie, mi piacerebbe saperlo per certo, però… forse si, forse l’ho veramente fatto.-[5]

            Lei vorrebbe dire, forse, qualcos’altro, ma siamo interrotti da qualcosa che irrompe dalla porta d’entrata. O meglio, qualcuno: è il dottor Mitchell. Prima ancora di avvicinarmi a lui sento l’odore del sangue, il rumore delle costole rotte che sbattono forando un polmone. Qualcuno l’ha picchiato. Cade, tenta di rialzarsi, ma sento il suo respiro ansante e capisco che non ce la farà. Mi chino su di lui, è davvero conciato male, il suo battito sta spegnendosi. Mi guarda e risponde alla mia muta domanda

-Silke ed i suoi uomini ragazzo… proprio loro… maledetti bastardi…-

-Calma dottore.- dico –Ora dobbiamo…-

-Niente…Mike… bel nome…davvero… Sono un dottore ricordi? So di essere… di essere…- si interrompe e tossisce due volte, sputando sangue. Sento i polmoni che si riempiono del liquido rosso -…niente di male… non sono stato mai un granché e la mia vita l’ho buttata nel… nel…- un altro colpo di tosse, ma si ostina a parlare -…non ho detto niente, però… potevo…ma non…ho detto niente… niente…-

-Niente di cosa?- chiedo sorpreso.

-Di.. di te… delle circostanze in cui ti ho trovato… io sapevo che tu eri… sei….- Urla e mi stringe il braccio con forza –Quello che avevi indosso…De…-

            Le sue ultime parole si spengono in un gorgoglio indistinto e poi reclina la testa ed è n quel momento che mi rendo conto che nel locale c’è altra gente.

-Io non mi muoverei, se fossi in te.- è la voce fredda del tipo dell’altro giorno, quello chiamato Jim. La sua pistola e quelle di almeno quattro tipi che l’accompagnano, sono puntate alla testa di Katie e del padrone del locale. Se reagissi, li ucciderebbero subito. Stringo i pugni indeciso, poi, sento la presenza di qualcuno dietro di me ed infine, qualcosa di pesante si abbatte sulla mia testa.

 

 

4.

 

 

            Ho fatto molte sciocchezze in vita mia, ma questa potrebbe essere la più sciocca. Mi dico che non funzionerà, che nessuno sarebbe così stupido da cadere in un tranello così ovvio, ma… chissà, forse… In realtà non è questo che m’importa, non cerco solo uno scoop per il mio giornale, voglio che i problemi per la mia famiglia finiscano e se questo funziona, beh è la sola cosa importante.

            Entro al Bugle e mi dirigo nell’ufficio di Joe “Robbie” Robertson.

-Cosa posso fare per te Ben?- mi chiede.

            Parliamo a lungo e gli illustro i piani di quegli illustri signori con cui collaboro:

-Sai di correre un bel rischio Ben?-

-Non lo correvo anche Elektra mi trafisse o Kingpin mi fece spezzare una mano?- rispondo. –Questo non sarà peggio.-

            Robbie non risponde, sento che gli costa una certa fatica dirmi quel che mi dice dopo:

-Potresti trovarti contro Lapide e lui non scherza mai, io lo so.-

            Annuisco tutti siamo al corrente dei suoi trascorsi con Lapide e, magari, anche se non ama parlarne, Robbie ha un buon motivo per ricordarsene quando cambia il tempo.

-Tu non ti tireresti indietro, vero?- gli replico, forse è stata una mossa sleale.

-No, non più, adesso. Ok Ben, hai il mio appoggio, per quel che conta.-

            Per me conta molto, sul serio. Ora devo solo trovare Candace Nelson e coinvolgere anche lei, sperando che suo fratello non decida di farmi a pezzi se qualcosa va storto.

 

            Le immagini danzano dinanzi a pupille immaginarie. Una ragazza, sento il suo profumo delicato, i suoi capelli tra le mie dita, capelli biondi, lo so, la sua “immagine” mi suscita tristezza, il suo nome è sulle mie labbra, ma scivola via ed ora ci sono altre donne e uomini, sento i loro sguardi ora duri, ora benevoli ed una voce che ripete una frase familiare: “Mai arrendersi!”

            Mi sveglio di colpo, solo per scoprire di essere legato, appeso per i polsi ad una specie di gancio, con i piedi dondolanti a qualche centimetro da terra. Mi sono fatto sorprendere come un pivello, il che, a pensarci bene è un pensiero strano, come se dovessi essere un professionista. Già, ma di cosa? Sono cieco, questo è chiaro, ma i miei altri sensi compensano il tutto, per non parlare del senso radar. Sono superpoteri ed io sono… una specie di supereroe? Mi sembra che i veli che mi ottenebrano si squarcino. Ma certo, questo spiega molte cose. Io sono un supereroe, sono… calma, calma, cerchiamo di renderci conto di come stanno le cose. Gli odori mi dicono che questo è una specie di magazzino. Odore di petrolio e derivati, Certo, è la vecchia raffineria, ormai chiusa. Il Q.G. della banda di Silke? Squallido direi, non certo come l’ufficio di… aspetta, qual’era il suo nome? Oh si, Kingpin, certo, Kingpin. Mi ricordo di lui, un nemico in gamba, non come questi. Mi hanno lasciato vivo, ma perché? La risposta sembra arrivare, quando entra un gruppetto di persone ed uno di loro mi si avvicina. Vorrebbe darsi aria di raffinatezza, ma ha esagerato col dopobarba, il suo profumo stucca.

-Sono lieto di vedere che sei sveglio.- mi dice –Mi hanno detto che te la sei presa con i miei uomini e questo non si fa. Forse, quando vedranno la tua carcassa picchiata a morte e gettata in mezzo alla strada, i bravi cittadini di questo schifo di paese, capiranno che non è salutare scherzare con Sammy Silke.-

            E così è lui, il grand’uomo.

-Ti senti molto in gamba a mandare tre teppistelli a picchiare un vecchio alcolizzato, Silke…- gli replico -.. ma se fossi tanto in gamba non saresti qui a Broken Cross, come ci sei finito, a proposito? Papà ti ha sorpreso con le mani nella marmellata?-

-Bastardo!- ribatte lui, livido di rabbia, e mi colpisce all’addome con un manganello. Gli rispondo con un sogghigno e, all’improvviso, scatto afferrandolo al collo con le gambe, poi comincio a dondolare.

-Lasciami!- urla lui –Lasciami!-

-Come desideri.- rispondo.

            Lo mollo, ma la forza d’inerzia lo spinge verso i suoi sgherri, mentre io spingo le gambe verso l’alto. Sin da quando mi sono svegliato, ho usato trucchi che non sapevo nemmeno di conoscere per allentare le corde che mi tengono stretto e, finalmente, ci sono riuscito. Le corde cedono ed io ricado, come un gatto, sul pavimento e sono pronto per i miei avversari.

 

            Candace non si è fatta pregare, la sola cosa che non le va giù sono i poliziotti che la seguono passo per passo, ma anche questo è indispensabile, il resto tocca a me. Confesso di essere nervoso, mentre compongo il numero di telefono ed attendo la risposta:

<<Cyberoptics, buongiorno.>>

-Voglio parlare subito con Franklin Risk, il mio nome è Urich, Ben Urich.-

 

            Mi sparano ed io evito i loro colpi, saltando e muovendomi con una rapidità che non si aspettano. Non è difficile, visto che riesco ad anticipare ogni loro mossa. Cadono uno dopo l’altro sotto i miei pugni, od i miei calci. Nel corso della lotta, raccolgo il manganello di Silke e lo uso come arma. Alla fine siamo io e lui.

-Non ti avvicinare!- mi urla.

-Ma come?- lo irrido –Un grand’uomo come te, armato di pistola ha paura di uno armato di un semplice bastone? Perché non spari Sammy, perché non miri al cuore?-

            Sento il suo dito tendersi sul grilletto, il suo battito accellerare, so quando sparerà e lancio il manganello. Un lancio solo, preciso, che lo prende in piena fronte, abbattendolo come un birillo; il suo colpo, invece, va a vuoto. Lo afferro per il bavero e lo tiro su.

-Sai una cosa Sammy? Hanno ragione su di te, non vali niente come uomo e come gangster.-

-Che… che vuoi farmi?- balbetta e sento l’odore della sua paura.

-Niente.- rispondo –A te ci penseranno i tuoi amici di Chicago. Non saranno contenti di te sai? Specie quando saranno rese pubbliche le prove delle tue malefatte. Scommetto che qui ce ne sono in abbondanza, quanto basta per mettere a posto te ed il Capo della Polizia di questo bel paesino, tu che ne dici?-

            Non risponde e gli sferro un pugno che lo mette definitivamente al tappeto.

 

            L’alba è passata da poco, quando finisco il mio caffè e metto nello zainetto regalatomi da Katie un po’ di provviste. È ora di andare per me.

-Hai fatto davvero un bel repulisti, tutto da solo.- mi dice Katie –Sicuro di non voler restare?-

-No.- rispondo –Ho delle cose da fare ed il posto in cui devo farle è New York. Del resto non avete certo bisogno di me qui.-

-Chissà? Silke è sotto chiave nella prigione della Contea ed il Vice Sceriffo dice che verranno i federali a vederlo presto o tardi e che, se è furbo, parlerà…se riesce a sopravvivere abbastanza, certo. È solo grazie a te che è successo. Ancora mi chiedo perché l’hai fatto.-

-Perché qualcuno doveva farlo.- rispondo semplicemente.

-Oh beh…suppongo di si. Addio Mike e, magari, raditi quella barba, devi essere carino sotto.-

            Rido.

-Magari lo farò presto, Katie, addio.-

            Esco dall’Olympian Palace e mi avvio lungo la Statale. Ho appena raggiunto l’uscita dell’autostrada, quando una limousine si affianca a me e sento un finestrino abbassarsi.

-Immagino serva un passaggio.-

È la voce sicura di un uomo di circa trent’anni, con un lieve accento di New York. Porta gli occhiali.

-Non credo che ci conosciamo.- gli dico.

            Sento il suo cuore accellerare lievemente, mentre risponde

-Oh, il mio nome è Maximilian Quincy Coleridge IV e penso che io e te abbiamo molte più cose in comune di quanto tu possa pensare, Devil.-

 

 

FINE PRIMA PARTE

 

 

N° 29

 

LA LUNGA STRADA VERSO CASA

 

(PARTE SECONDA)

 

 

NESSUNO È COSÌ CIECO

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

            Non esistono uomini senza paura, chiunque dica di non aver mai provato la paura. mente sapendo di mentire. Si può dominare la paura, ma non eliminarla del tutto. La paura ti aiuta ad essere razionale, a non ficcarti senza pensarci in una situazione senza via di scampo. Ciò che conta è affrontare la paura e fare quello che devi fare. Per esempio: mentre entro nel palazzo sede della Cyberoptics per un appuntamento con un uomo che intende uccidermi, io, Ben Urich, asso dei reporters di nera del Daily Bugle, me la sto quasi facendo sotto, ma spero proprio di non averne l’aria. Come dicevo: non esistono uomini senza paura. Beh non è del tutto esatto, perché io ne ho conosciuto almeno uno, ma questa, come diceva il narratore di “Irma la Dolce”, è un’altra storia. O, forse, è proprio questa.

 

            Lo sguardo di Becky Blake è decisamente duro mentre parla con i due uomini e la donna seduti davanti a lei nel suo ufficio.

-Un milione di dollari potrebbe essere troppo poco per quello che avete fatto.- dice.

            Il sigaro, sempre rigorosamente spento, cade di bocca a J.Jonah Jameson.che esclama:

-Lei… lei non dice sul serio.-

-Crede?- replica Becky –L’articolo di Now ha messo in pericolo non solo la vita di Matt Murdock, ma anche quella di chiunque lavora in questo studio, voi che valore date a questo?-

-Non ho scritto nulla che non fosse già conosciuto.- interviene Joy Mercado –Ogni informazione era già di pubblico dominio da tempo.-

-Glielo concedo, ma non lo erano le insinuazioni che Devil potesse essere il fratello di Matt Murdock, che avrebbe solo finto di essere morto, o che lui potesse conoscerne, comunque, la vera identità. In questo modo le possibilità che Murdock e le persone che lo conoscono siano sottoposte ad attentati sono enormemente aumentate. Questo influisce sul normale andamento del lavoro ed ha costretto Murdock a scomparire per la propria salvezza.-

O, almeno, questo è ciò che Becky spera.

-Parliamoci chiaro Miss Blake.- interviene Charlie Snow, il direttore esecutivo di Now. –Cosa possiamo fare per evitare una causa?—

-Possiamo accordarci se accettate di pagare la ricostruzione della casa di Matt Murdock dopo che è stata colpita da due stinger.-[6] così dicendo, Becky passa ai suoi interlocutori un foglio. Jameson lo legge e…

-M… ma è un furto.- esclama –Un simile cifra solo per chiudere un buco nel muro e dare una mano di intonaco… è impossibile.-

-Se non vuole pagare, non c’è problema.- replica sorridendo l’avvocatessa –La citazione con cui richiediamo cinque dollari per ogni lettore di Now è già pronta.-

-Jonah…- fa Snow.

-Mff… va bene, va bene, ma questo è strozzinaggio puro. Studio legale? Bah, un’associazione a delinquere, piuttosto.-

            Firma l’assegno ed esita consegnarlo a Becky

-Magari una riduzione…-

            Becky sorride, prendendogli di mano l’assegno. I tre giornalisti escono e lei fa in tempo a sentire:

-Naturalmente, le verrà detratto dalla paga Mercado.-

            Becky è soddisfatta, Matt riavrà la sua casa come nuova quando tornerà, perché tornerà, anche se non da notizie da più di una settimana, deve tornare, dovunque sia adesso.

 

            Il posto è una palazzina in pieno Greenwich Village, a Manhattan, molto elegante, direi. Gli odori mi dicono che è stata disabitata molto a lungo e si sente ancora, per chi, come me, ha dei sensi ipersviluppati. . Mi ci ha condotto questo tipo che mi ha detto di chiamarsi Maximilian Quincy Coleridge IV. Un nome impegnativo, parla di generazioni di uomini impegnati a costruire la propria fortuna. Generazioni passate, perché lui è l’unico abitante della casa, assieme ad altre due persone, che non si fanno vedere, ma io ne sento perfettamente la presenza ad uno dei piani più bassi. Lui si muove nelle stanze buie con disinvoltura. All’improvviso capisco cosa volesse dire quando mi ha fermato nel New Jersey e mi ha fatto salire sulla sua limousine. Ha detto che avevamo alcune cose in comune.[7] Una è che anche lui è cieco ed ha dei sensi che suppliscono alla cecità, ce ne sono anche altre?

-Vuoi sederti?- mi chiede. Io mi sistemo in una confortevole poltrona e lui si siede davanti a me.

-Non conosco il tuo volto e sul tuo nome ho solo delle supposizioni che preferisco tenere per me, ma una cosa la so: sei il supereroe chiamato Devil.-

Sospiro A dir la verità, non sono ben sicuro di cosa rispondergli, dopotutto la mia memoria è ancora traballante.

-Diciamo che hai ragione Mr. Coleridge, che intenzioni hai? Di solito a questo punto ci dovrebbe essere un ricatto o no?-

            Posso indovinarlo sorridere.

-No. Puoi dire che l’ho fatto per cortesia tra colleghi.-

-Cosa?-

-Non te l’ho detto? Anch’io sono un supereroe, anche se non legalitario come te..-

            Quest’uomo è davvero pieno di sorprese.

 

 

2.

 

 

            Il suo nome è Richard Fisk, un tempo era un uomo che aveva tutto quello che poteva desiderare: era giovane, bello, ricco e con due genitori che l’adoravano; poi il suo mondo perfetto crollò, scoprì che suo padre era un boss criminale e che i suoi soldi venivano da attività come: l’estorsione, il traffico di droga, la prostituzione ed altro ancora. Sconvolto, il giovane giurò di fare di tutto per distruggere il malvagio impero del padre. Peccato per lui, che non si possa giocare col fuoco senza scottarsi o, per dirla con Nietsche, a dar la caccia ai mostri, si rischia di diventare dei mostri noi stessi. Ora sua madre è in una clinica svizzera, suo padre è in prigione, i suoi beni ed attività criminali sono nelle mani di un altro. Ha ottenuto quel che voleva, ma ha pagato un prezzo salatissimo. Il problema è cosa fare adesso? L’idea che ha avuto gli era sembrata buona all’inizio, ma ogni tanto si chiede dov’è finito quel giovane idealista che voleva rendere il mondo un posto migliore. Si sente quasi come Michael Corleone ne “Il Padrino”, il mondo a cui non avrebbe dovuto appartenere lo ha, alla fine risucchiato. Beh, è troppo tardi ormai, andrà avanti per la sua strada. Si rivolge all’uomo davanti a lui, uno non molto più anziano di lui, se mai lo è.

-Mi sembra un ottimo lavoro avvocato Byrnes.-

-Noi dello Studio Sharpe & Associati diamo sempre il meglio Mr. Fisk.-

-Non ne ho mai dubitato Dunque posso partire subito?-

-Quando vuole.-

            Ogni tanto le cose vanno per il verso giusto. Lei ne sarà contenta, potrebbe chiamarla, ma perché perdersi l’opportunità di un weekend ad Isla Suerte? Peccato per Candace Nelson, ma non sarebbe opportuno portarla con se, anche se l’idea avrebbe dei risvolti attraenti… No. Meglio lasciar perdere, non è proprio il caso.

 

              Fa uno strano effetto ritrovarmi a camminare per le strade di New York dopo tanto tempo. Fino a due giorni fa ero in preda all’amnesia, poi il velo si è sollevato a poco a poco. Non posso dire di ricordare tutto, ma almeno so chi sono ed è gia molto. Ho fatto una specie di tour dei ricordi. Prima il mio vecchio appartamento, ma ora è occupato da un’altra famiglia, poi lo Studio Legale a Madison Avenue, l’intero piano è stato occupato da un’agenzia pubblicitaria, la casa di Karen è stata demolita per far posto ad un mega parcheggio. Quanto cambiano le cose in meno di dieci anni. Karen. Pensando a lei sento una sensazione di vuoto. Se n’è andata per sempre, è morta, Dio Mio, l’hanno uccisa. Il ricordo si fa più netto e definito ora. Mio Dio Karen. Ti ho amata dal primo giorno che sei entrata nell’ufficio, più di Elektra, più di… Natasha o di qualunque altra donna che ho conosciuto.

            Mi porto le mani al volto e mi sembra che mi manchi il terreno sotto i piedi. Stringo i pugni e mi riprendo, Karen non avrebbe voluto che mi lasciassi andare. Ho ancora tanto da fare, per lei e per gli altri..

 

            Sono solo un gruppetto di teppisti che non hanno niente di meglio da fare che scatenarsi contro un gruppo di immigrati arabi. Non lo sapete che questo grande paese è stato reso tale da orde di emigranti in cerca di nuove speranze? Se davvero volete usare la violenza, allora ne riceverete una dosa abbondante. Appare davanti a loro avvolto nel suo nero mantello, il volto quasi completamente ceduto dal cappuccio.

-E tu chi saresti?- sbotta uno dei teppisti.

-Puoi chiamarmi Sudario.- risponde lui con la migliore voce sepolcrale che riesce a fare.

-Sudario eh? Beh un nome appropriato per uno che sta per finire al cimitero. Sotto ragazzi!-

            Sparano. Gente come loro ha sempre delle pistole, le pallottole sembrano scomparire nella sua cappa. Non restano imbambolati a lungo e tirano fuori i coltelli, ma le lame affondano nella sua figura, come se fosse fatta di ombra… ed, in effetti, è proprio di questo che è fatta. Uno dei simulacri che ha imparato a costruire col suo potere. In realtà, lui è alle loro spalle, ma quando se ne accorgono è troppo tardi per loro. Sono avvolti nelle ombre, in un buio totalmente impenetrabile per tutti… ma non per lui. È cieco da anni ma in un certo senso vede meglio di chiunque altro. Non funziona come il senso radar di Devil, è più un potere di natura mistica, una specie di vista a 360 gradi senza occhi e non bloccata nemmeno dalle pareti. Come potrebbero dei semplici teppisti essere in grado di batterlo? Non possono, ovviamente e pochi minuti dopo sono lasciati ai piedi dell’entrata del vicino Distretto di Polizia. Una serata di routine, dopotutto. Chissà come se la cava Devil? Ha accettato la sua ospitalità, ma ha deciso di andarsene per conto suo, era suo diritto, in fondo.

 

 

3.

 

 

            Bene, eccoci qui, alla fine. All’ingresso vengo perquisito con accuratezza, vogliono assicurarsi che non abbia una qualche “cimice” nascosta, poi. eccomi di fronte al Presidente della Cyberoptics: Franklin Risk in persona. Naturalmente, Risk è uno dei galoppini del Gufo, non uno da due soldi, certo, uno dei pezzi grossi. È stato coinvolto in un mucchio di scandali finanziari, ma non si sono mai trovate prove inoppugnabili per mandarlo in prigione per qualcosa di più grave dell’essere passato col rosso. Tocca a me adesso fare qualcosa. Io so che la Cyberoptics è marcia, invischiata in un giro di corruzione che coinvolge almeno due senatori di Stato e che ha portato alla morte di due persone tra cui un mio collega. Ora, su certe cose io la penso come Sam Spade o Philip Marlowe: quando uccidono qualcuno che lavora con te, non importa se ci eri amico o no, o perfino se non ti piaceva, sei obbligato a vendicarlo. Ok io non sono un “Occhio Privato”, ma il concetto è lo stesso, se dipende da me, gli assassini di Martin Bergstein finiranno in carcere.  Naturalmente, potrei restarci secco anch’io, ma cosa non si farebbe per un articolo da prima pagina? Eccolo davanti a me, Franklin Risk, un serpente in un vestito da 500 dollari.

-Che cosa vuole Urich?- mi chiede.

-Farle una domanda: quanto è disposto a pagare per le prove che la inchioderebbero come mandante dell’assassinio di Martin Bergstein e Francine Hoyt?-

-Lei è pazzo Urich, non esistono prove… perché io non sono il mandante di alcun omicidio.-

-Se le dicessi che prima di morire Martin Bergstein ha raccolto un dossier con esposti tutti i legami tra la Cyberoptics, i senatori Jessup e Martin ed un giro di bustarelle da far paura?-

-Assurdo. Se queste prove esistono, perché non le ha tirate fuori prima?-

-Bergstein le ha inviate alla moglie in una busta spedita da Albany per precauzione. La moglie me l’ha consegnata solo due giorni fa. Io posso usarla per uno scoop, consegnarla alla polizia o fare un patto con lei.-

-Non mi sembra il tipo Urich, mi hanno detto che non arretra mai.-

-L’hanno informata male. Non mi pace essere il bersaglio costante di attentati. Non voglio chiedermi se tornando a casa troverò mia moglie viva. Quindi facciamo un patto.-

            Risk resta in silenzio chiedendosi se dico la verità, soppesando le alternative, poi:

-Possiamo parlarne Urich.-

            Perfetto… ed ora viene la parte peggiore, quella in cui la probabilità di finire in fondo al fiume con due scarponi di cemento è quasi una certezza.

 

            Franklin “Foggy” Nelson sta riflettendo. Da quando ha assunto la carica di Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Sud dello Stato di New York, il suo interesse primario è stato per il Crimine Organizzato, tuttavia esistono anche altri tipi di crimini di cui interessarsi e quello di cui ha appena avuto notizia è uno di questi. Il terrorismo è un terreno molto insidioso di questi tempi e lui non vuole commettere errori. Vorrebbe che Matt fosse lì a dargli un consiglio, ma deve cavarsela da solo. Quanto a Matt, in passato è scomparso per periodi anche più lunghi, tornerà. Da un’occhiata all’orologio. Tra poco ha un appuntamento con Liz, dovranno parlare dei problemi del Gruppo Tricorp, tra le altre cose. Mai che ci sia un po’ di sano divertimento familiare eh? Familiare? Non siamo ancora a quel punto… o si?

 

            Hell’s Kitchen. Oggi la chiamano Clinton, ma, qualunque sia il suo nome, io la chiamo casa, forse è per questo che ho accettato con gioia di diventare il Parroco di questa chiesa, io che da ragazzino ero una vera peste. I più vecchi si ricordano ancora dei pasticci combinati da “Kid” Gawaine. Mi chiedo, però, quanti sappiano che “Kid” Gawaine, il pugile che andò vicino a guadagnarsi il titolo di Campione dei Pesi Massimi, è Padre Sean Patrick Gawaine di Nostra Signora della Misericordia. Tempi passati, ormai e non rimpianti. No, questo non è proprio vero. Mi sono divertito a quei tempi, in fondo. Ora ho delle serie responsabilità. Anche oggi, la chiesa, come il Pub, è uno dei classici centri di una tipica comunità cattolica irlandese. Certo Hell’s Kitchen è un crogiolo in cui non mancano i polacchi, ad esempio.  Come la ragazzina che sta svoltando l’angolo: Darla Kowalsky. Suo padre l’ha abbandonata quand’era in fasce e sua madre, beh meglio stendere un velo pietoso su di lei, Darla è cresciuta praticamente da sola, sulla strada, ma ne è uscita una ragazza in gamba, che sta diventando donna, forse troppo presto. Presto sia lei, che i suoi amici, se ne accorgeranno e certe cose cambieranno, in meglio, spero.

                Un momento, aldilà della strada… Quell’uomo dai capelli e barba rossi e gli occhiali da sole…Sembra quasi… No, non può essere Matt Murdock. Ora è scomparso dietro l’angolo. chissà se è stato solo uno scherzo della mia immaginazione.? Mi giro. Alle mie spalle Suor Maggie ha lo sguardo puntato nella stessa direzione, e mi sembra di vederla sorridere.

 

            Melvin Potter è pronto a chiudere il negozio di costumi e tornare a casa, quando l’istinto di anni passati nei panni del supercriminale chiamato il Gladiatore, l’avverte di una presenza. C’è un uomo nell’ombra, uno di cui non riesce a vedere la faccia.

-Calmo Melvin, sono un amico.- dice il nuovo venuto - Mi riconosci?-

-Tu? Sapevo che non potevi essere morto.-

-Non lo sono, infatti. Ho una cosa da chiederti Melvin.-

-Cosa? Ho chiuso con il Gladiatore, lo sai, per merito tuo e di Betsy.-

-Non preoccuparti, è solo un semplice lavoretto, devi farmi un costume e devi farlo alla svelta.-

            Melvin sorride.

-Dammi solo un po’ di tempo, amico e ti accontenterò, dopotutto, lo sai che sono il migliore nel mio campo.-

 

 

4.

 

 

            Non sono che due comunissimi ladruncoli. Hanno appena svaligiato un negozio e stanno scappando col bottino, quando:

-Dove vorreste andare, voi due?- dice la voce di un uomo davanti a loro.,un uomo vestito con un familiare costume rosso.

-Devil.- esclama uno dei due ladri -Dicevano che eri morto.-

-Si sbagliavano… mettete giù l’artiglieria ed arrendetevi!-

-Col c…-

            I due sparano ed il loro avversario si tuffa in avanti, abbastanza veloce da evitare i proiettili, che sibilano sopra la sua testa, poi sferra un calcio ad uno dei due, che cade. L’altro punta ancora la pistola, ma l’uomo in rosso gli lancia contro il bastone colpendolo alla mano, poi gli si getta contro e lo colpisce con un massacrante destro che lo sbatte al suolo. Infine, il giustiziere si ferma a riprendere fiato e raccoglie il bastone, poi si rivolge ai due poliziotti che stanno arrivando.

-Con gli omaggi del vostro amico l’Uomo senza Paura.-

            Spicca un salto, afferrandosi ad un lampione. Compie due giravolte e raggiunge un tetto, per poi scomparire nelle ombre.

 

            Da un altro cornicione, un uomo ha osservato tutta la scena e sogghigna:

-Interessante.- commenta –Il tuo gioco si può fare in due amico e ne vedremo delle belle.-

 

            Terrence Hillman entra trafelato nello studio della W.F.S.K. pronto per il Late Night Show. Il colletto della camicia e slacciato ed un angolo pende fuori dai pantaloni.

-Ben arrivato Mr. Hillman.-   gli dice il Conduttore.

            Si siedono ai loro posti, si accende la luce verde ed il Conduttore parla

<<Buongiorno cari telespettatori e telespettatrici. Il nostro ospite di stasera è Terrence Hillman, il noto attore di Soap Opera, che una recente inchiesta giornalistica ha indicato come possibile alter ego del vigilante chiamato Devil. Cos’hai da dire Terry?>>

<<Che smentisco nel modo più assoluto. Ho già abbastanza problemi a recitare in Secret Hospital, figuriamoci a mettere una calzamaglia e fare il buffone.->>

            In un angolo, il suo agente scuote la testa e ridacchia.

           

            La telefonata mi arriva a tarda notte. Doris brontola quando rispondo. Riconosco la voce all’’altro capo del filo.

<<Domani a mezzogiorno, Urich.>> dice semplicemente,

            Prima di tornare a letto rabbrividisco. Non posso più tornare indietro.

 

 

5.

 

 

            Quando rientro a casa Coleridge, il mio ospite è gia tornato dalla sua ronda

-Trovato qualcosa d’interessante?- gli chiedo

-In questa città si trova sempre.- mi risponde. Sento il rumore del cappuccio che viene sfilato. Mi rendo conto che nessuno di noi due conosce veramente il volto dell’altro. È una situazione ironica. Due ciechi che combattono il crimine. C’è una differenza sostanziale tra noi due, però, almeno a quanto ne so. Io ho dei limiti che ho scelto di non superare, lui, invece ha spesso danzato sul limite e per molti è un criminale.

-Mi hai detto il tuo nome, ma non mi hai chiesto il mio.- dico.

-Non ha importanza.- mi replica. –Io e te vediamo le cose in modo diverso dagli altri. Non sono un nome od una faccia a farci identificare una persona. L’oscurità è la nostra compagna. Tu hai scelto di ergerti al di sopra di essa, io di abbracciarla. Ti ho aiutato a tornare qui, ma da domani le nostre strade si separeranno. Ti ho fatto preparare la tua stanza, ci troverai degli abiti più adatti a te.  Ora va a riposarti.-

            salgo l’ampia scalinata e mi volto verso di lui.

-Mi è venuta in mente una cosa.- gli dico -Da quanto mi hai detto, i tuoi genitori sono stati uccisi quando eri piccolo, sei ricco, vivi in questa villa con tanto di servitù, reciti la parte di una creatura delle tenebre; scommetto che hai anche una tana segreta. Hai mai pensato a mettere delle orecchie da pipistrello sul tuo cappuccio?-

            Per la prima volta da che l’ho incontrato, lo sento ridere.

 

            È una scena già vista in precedenza: alla luce della luna, un gruppo di rapinatori, che scappa dopo aver svaligiato una gioielleria, poi un bastone che saetta nell’aria e colpisce uno dei fuorilegge in pieno volto, spaccandogli il naso, poi un calcio, che spacca la mascella di un altro ed una mano, che afferra il bastone a mezz’aria e lo salda con un altro pezzo, facendone un nunchaku, che saetta nell’aria e la cui catena si stringe attorno al collo del terzo bandito, che viene attirato verso il suo assalitore. Un assalitore che indossa una tuta rossa, rinforzata da un’armatura leggera color grigio azzurro. La maschera con le piccole corna puntute lascia scoperta la metà inferiore del volto, con le labbra tese in un sorriso maligno.

-T…tu… sei…- balbetta il bandito semi soffocato.

-Chiamami Devil e sono il più cattivo che tu abbia mai conosciuto.- risponde l’altro e la sua risata è l’ultima cosa che il bandito sente.

 

 

FINE SECONDA PARTE

 

 

N° 30

 

LA LUNGA STRADA VERSO CASA

 

(PARTE TERZA)

 

 

LO SPECCHIO DELLA VITA

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

            Una giornata come tante in un appartamento come tanti, dove la radiosveglia scatta all’ora programmata.

<<Buongiorno dalla vostra Radio W.F.S.K. Apriamo il nostro notiziario col parlarvi del ritorno di Devil. Il noto vigilante, scomparso negli ultimi dieci giorni è riapparso ieri notte fermando una coppia di rapinatori che…>>

            La ragazza dai capelli biondi si rigira nel letto e borbotta:

-Richard abbassa quella maledetta radio, vuoi?-

            L’uomo dai capelli biondi sorride e risponde:

-Certo cara, pensavo che interessasse anche te.-

 

            Una comunissima cucina, dove una comunissima famiglia sta consumando una comunissima colazione, mentre in un angolo un televisore è acceso. Sullo schermo, il volto di una ragazza dai lineamenti chiaramente asiatici. Sullo sfondo il logo della W.F.S.K.

<<… novità riguardo il popolare supereroe Devil, il quale, dopo un’assenza di oltre una settimana, durante la quale è stato creduto morto in un’esplosione, secondo la testimonianza di due agenti di pattuglia di Hell’s Kitchen, sarebbe riapparso per fermare due banditi che avevano appena rapinato un negozio, ma non è tutto, perché non molto più tardi, nel cuore dello stesso quartiere, un altro Devil, vestito col costume rosso e grigio….>>

-Devil è tornato, che ne pensi caro?- chiede la donna.

-Cosa vuoi che ne pensi? Lo sai anche tu che quella gente salta sempre fuori Mindy.-

-Eh lo so, lo so. Cerca di non fare tardi a pranzo Hobie, mi raccomando.-

 

            Un'altra comunissima casetta a due piani in un quartiere residenziale. Una porta si apre ed una giovane donna ritira il latte ed il giornale dalla soglia di casa. Il giornale è il Daily Bugle ed il titolo recita:

DEVIL: ANGELO O DEMONIO?

Commento di J.Jonah Jameson


Non sappiamo se Devil, quello originale sia davvero tornato, quello che sappiamo per certo e che due individui: uno rivestito del classico costume rosso ed un altro del costume grigio e rosso che Devil indossò per un breve periodo si sono fatti vivi, in due distinte occasioni, per fermare dei rapinatori. Uno dei due è l’originale o sono entrambi degli impostori? La domanda deve essere fatta, perché uno dei due, quello in grigio, ha mostrato un insolito grado di violenza, mandando all’ospedale i rapinatori. Questo solleva ancora di più il problema dell’esempio che i vigilanti in costume danno a…


            La ragazza dai capelli rossi scuote la testa e rivolta al marito dice:

-Peter non saranno mica dei…-

-Non dire quella parola, non pensarla neppure.-

 

            L’uomo è vestito solo di uno slip aderente, i suoi capelli sono biondi e corti, con un taglio alla marine. Il luogo è una piccola palestra, dove l’uomo si sta allenando, facendo ripetutamente: flessioni, sollevamento pesi ed altri esercizi ginnici, apparentemente senza grande sforzo.

            La donna entra, vestita solo di una vestaglia, che non copre poi molto, ha in mano una tazza di caffè ancora fumante e la porge all’uomo, che si ferma davanti a lei con un’elegante capriola.

-Hai sentito il notiziario?- chiede la donna –Trish Tilby si chiede cosa ci sia dietro a questa comparsa di ben due Devil nella stessa nottata.-

-E non ha ancora visto niente, mia cara.- risponde l’uomo –Il meglio deve ancora venire.-

            E così dicendo, sogghigna divertito.

 

            Quando Il Vice Procuratore Esecutivo degli Stati Uniti Kathy Malper entra nel suo ufficio, è decisamente perplessa. Conosce Devil non da tanto tempo quanto il Procuratore Nelson, ma aveva imparato a rispettarlo. Ora guarda la prima pagina del Daily Globe:

DOPPIO DEVIL?

            E poi quella del New York Express:

DEVIL: QUAL È IL SEGRETO?

            Chissà qual è la spiegazione? Uno dei due è quello vero? O sono entrambi degli impostori? Non è la prima volta che accade: quello con l’armatura, il ninja, aveva detto di non essere il solito Devil, quando comparve per la prima volta e nessuno ha mai saputo se dicesse la verità o no, poi era diventata una questione accademica, vista la ricomparsa del tradizionale costume rosso. Kathy scuote la testa: la vita è già abbastanza complicata senza metterci di mezzo resurrezioni e sostituzioni di persona. Si siede alla scrivania e comincia ad esaminare i rapporti della giornata.

 

 

2.

 

 

            Finisco di farmi la barba. Mi sento meglio senza tutti quei peli sul volto, poi mi vesto di tutto punto. Per ultimi infilo gli occhiali scuri La casa è vuota, non sento nemmeno segni della presenza del maggiordomo, se ce n’è uno.. Il mio ospite deve essere andato al lavoro. Buffo: so di lui molto meno di quanto lui sappia di me, ma so che posso fidarmi. Ha ragione, dopotutto, siamo molto simili io e lui, ma anche molto diversi.

            Una volta fuori, chiamo un taxi. Ora devo decidere cosa fare. Il primo posto dove andare è ovvio.

 

            Mi chiamo Ben Urich e sono un giornalista del Daily Bugle, ne avete sentito parlare immagino, è uno dei quotidiani più famosi e diffusi della Grande Mela. Quello della stampa è un grande potere e, come ogni potere, può essere usato per il bene o per il male, a seconda di chi lo usa. Io ho sempre cercato di combattere dalla parte giusta, ma, proprio per questo, tra non molto, potrei essere un giornalista morto. Non è la prima volta che ci provano: Kingpin, Bullseye, Fortunato, Elektra, tutti hanno preso un pezzo della pelle di questo coriaceo giornalista, ma io sono ancora quei, un sopravvissuto in un mondo che, forse, non sa che farsene dei relitti come me. Stavolta tocca al Gufo, o meglio, ad uno dei suoi scagnozzi se vogliamo chiamarlo così. Franklin Risk non è un picchiatore od un assassino da strada, no, lui uccide le persone con un tratto di penna, manovra pacchetti azionari, sposta masse di dollari con estrema facilità e cose simili. È passato indenne attraverso tutte le inchieste che hanno scosso l’alta finanza negli ultimi anni, ma, forse, stavolta, ha fatto il passo più lungo della gamba: per proteggere un giro di corruzione governativa, ha provocato la morte di due persone. Non l’ha fatto personalmente, questo è certo, più probabilmente ha semplicemente detto: “Qualcuno mi sbarazzi di questo problema” e qualcun altro ha detto una cosa a qualcuno, che ha fatto una telefonata ad un altro, che ha assoldato due scagnozzi, che hanno premuto il grilletto delle armi che hanno ucciso una ragazza di nome Francine Hoyt, colpevole di essere stata nel posto sbagliato al momento sbagliato, ed il mio collega giornalista Martin Bergstein, un povero diavolo, il cui solo torto è stato di aver oltrepassato la linea sottile che a volte divide la cronaca politica dalla cronaca nera ed è divenuto parte di quest’ultima.

            Mentre saluto mia moglie Doris e vado al giornale, non posso non pensare a quanto farò oggi. Ne parlo con Robbie Robertson, mentre riguardiamo l’impostazione dell’articolo che uscirà domani, forse postumo, lui è molto schietto.

-Nessuno ti obbliga a farlo Ben.- mi dice. –Non è responsabilità tua, dopotutto.-

-Si potrebbe dire la stessa cosa per Lapide e te.replico –Eppure tu non ti sei tirato indietro.-

            Robbie, fa una smorfia, si tratta di un ricordo doloroso per lui. Viene per tutti il giorno in cui ci confrontiamo con la differenza tra quello che vorremmo essere e quello che siamo, a me è successo ed anche a lui.

-Lapide era una responsabilità mia.- replica –Se avessi testimoniato contro di lui sarebbe finito in galera più di 20 anni fa e, forse, molte persone non sarebbero state uccise da lui.-

-Magari per essere uccise da qualcun altro, che ne sai? Penso che tu abbia pagato, comunque. Beh per me è lo stesso: devo farlo, perché…beh, devo farlo e basta.- rispondo.

-Ok Ben, fai pure e sappi che il Bugle è dalla tua parte in questo.-

-Grazie Robbie.- mi alzo e gli stringo la mano, poi torno alla mia scrivania, dove mi si avvicina Candace Nelson.

-Ben, vengo con te.- mi dice.

            Guardo il suo braccio rotto, opera di un sicario di nome Bullet e scuoto la testa.

-Mi dispiace Candace, ma vogliono me solo e così sarà.-

            Il telefono squilla, rispondo e, dall’altro capo del filo, una voce dice solo poche parole, io annuisco e mi infilo la giacca, è cominciato.

            All’esterno del palazzo del Bugle, una limousine nera con i vetri oscurati si ferma davanti a me, lo sportello si apre ed io esito un istante, poi entro e l’auto parte. Non posso più tornare indietro ormai.

 

         È uno dei momenti per cui ho lottato per anni e lo assaporo soddisfatto. Dall’alto del mio “Nido del Gufo” vedo quei piccoli uomini e donne tronfi e convinti di se, del loro potere, ma sono venuti a trattare con me e per me sarebbe facile schiacciare le loro patetiche vite, se solo lo volessi, ma, per il momento, ho altri piani per loro. Mi tuffo e mi lascio trasportare dalle correnti. È in momenti come questi che mi sento vivo e mi sembra che tutto abbia un senso. Plano davanti ai miei ospiti e sfodero uno dei miei migliori sorrisi.

-Benvenuti nell’Isola del Gufo, parliamo d’affari.-

 

 

3.

 

 

            Casa, dolce casa. A quanto pare, qualcuno ha provveduto a fare eseguire le giuste riparazioni, chissà se è stato merito di Foggy o di quel carro armato in forma di donna che è Becky Blake? Lo scoprirò presto, immagino. Per prima cosa, un’occhiata al pannello nascosto che porta alla palestra privata. Sono fortunato, non è stato danneggiato dall’assalto e nessuno l’ha scoperto. Fortunato, certo, se si può dire fortuna la mia. Ora, c’è un’altra cosa da fare.

            Mentre scendo dal taxi, due uomini si fanno avanti. Non è difficile riconoscerli come poliziotti. A quanto sembra, lei ha seguito il mio consiglio. Sto per spiegare chi sono, quando la porta di casa si apre e lei esce. Sento distintamente il suo profumo elegante, ma non così forte da annullare la sua fragranza naturale, sento il battito del suo cuore accellerare di colpo, quando mi vede e mi riconosce:

-Matt!- esclama –Matt Murdock! Sei davvero tu?-

            Sfodero il mio migliore sorriso e rispondo:

-Il solo e l’unico Debbie.-

            Deborah Harris mi corre incontro e mi abbraccia.

-Ma dov’eri finito?- mi chiede –Siamo stati… sono stata così in pensiero. Oh, non importa, l’importante è che sei tornato.-

            Mi bacia, infischiandosene di tutto e di tutti ed onestamente, la cosa non mi dispiace affatto. Quando, alla fine, stacca le sue labbra dalle mie, le dico:

-Debbie, ci guardano tutti.-

-Ah, chi se ne importa! Su, vieni con me, parleremo più tranquilli in casa.-

            Che altro posso fare? La seguo.

 

            È stato esaltante all’inizio, una vera botta di adrenalina pura. E non è stato nemmeno difficile, dopotutto si è sempre tenuto in esercizio: palestra tutti i giorni, Jogging, niente droghe, alcol al minimo. Avere un bel fisico è sempre stato importante nel suo lavoro e lui è abbastanza vanitoso da tenerci molto. Mentre abbatte il piccolo scippatore, si chiede se è questo che spingeva il vero Devil a fare quello che faceva. Il vero Devil? E chi era poi? Quell’articolo parlava di Mike il fratello gemello dell’avvocato Matt Murdock,[8] ma lui non riesce ricordare alcun gemello di Matt all’epoca… a meno che… c’era un ragazzino quando erano bambini, con il passamontagna, ma nessuno conosceva un gemello e questo vuol forse dire che… No, impossibile, decisamente impossibile. Raccoglie la borsetta, e la porge alla vecchia signora che era stata scippata.

-Grazie Devil.- gli dice lei.

-È stato un piacere ed un dovere, signora.. con gli omaggi dell’Uomo senza Paura, ora scusatemi, ma stanno arrivando i giornalisti.-

            Mentre sorride soddisfatto davanti a flash e telecamere, si dice che forse, stavolta, Maxie ha avuto una buona idea. All’inizio, avevano entrambi una sola idea: strappare un ricco risarcimento alla rivista Now per quell’articolo in cui insinuavano che lui potesse essere Devil, poi era venuta l’idea di sfruttare la cosa a fini pubblicitari, alimentando l’idea che lui fosse davvero Devil, pur negandolo in pubblico. Non gli sembrava una buona idea al principio, ma Maxie è uno di quelli che saprebbe  vendere frigoriferi agli Eschimesi ed era riuscito a convincerlo, alla fine. Naturalmente, non avevano detto niente alla sua avvocatessa, quella Kate Vinckur sembrava proprio troppo integerrima per capire certe cose, diceva Maxie. Lui avrebbe voluto uno come Claude Unger, con meno scrupoli, ma, almeno in questo Terry si era imposto, quella ragazza gli era parsa davvero in gamba, intelligente e carina. Il bello è che ora sta cominciando a divertirsi, se il vero Devil non si fa vivo, potrebbe pensare a restare nel ruolo e non è l’unico a quanto sembra; non c’era quel tipo con quel costume da ninja nel Lower East Side? Un altro ammiratore di Devil?

 

            L’uomo in questione lo sta osservando e sogghigna non visto.

-Imbecille.- sussurra, mentre si nasconde di nuovo tra le ombre.

 

 

4.

 

 

            Il luogo? Beh, non sono proprio sicuro di dove sia, di certo non è un magazzino abbandonato nel porto, troppo pacchiano come luogo ed il mio interlocutore non ama essere definito pacchiano. Lui mi aspetta dietro una scrivania e mi si rivolge tranquillo:

-Venga pure avanti Urich.- mi dice -Spero che scuserà questa teatralità, ma converrà con me che queste cose non si trattano durante i normale orario d’ufficio.-

-Lo immagino.- rispondo –Troppi impiegati chiacchieroni, vero?-

            Uno dei tipi che mi hanno accompagnato si rivolge a Risk, alludendo a me:

-È pulito, capo.-

            Allude al fatto che non ha trovato registratori nascosti.

-Certo.- commento –faccio sempre la doccia prima di andare ad una appuntamento.-

-Con me la sua ironia è sprecata Urich, veniamo al punto. Lei mi diceva di avere delle prove che collegano la mia società a ben due omicidi. Ovviamente non è vero, perché, tanto per cominciare, io e la mia società non siamo coinvolti in nessun omicidio e, di conseguenza, non esistono prove di nessun genere. Tuttavia, odierei vedere il nome della mia società coinvolto in uno scandalo e quindi, per pura curiosità ho deciso di sentire cos’ha da dirmi, in un posto tranquillo, senza nessuno a disturbarci.-

            Perfetto, non chiedo di meglio: un posto anonimo in cui farmi sparire anonimamente.

-Potrà leggerlo nel giornale di domani… a meno che…-

-A meno che?-

-La vedova ed i figli di Martin Bergstein hanno diritto ad un equo risarcimento e se avranno una bella somma, i miei documenti saranno vostri.-

-Un volgare ricatto? Mi aspettavo di meglio da lei Urich.. ah già… non è per lei, Ma per una povera vedova. Continui, mi diverte.-

-Vediamo se si diverte ora. La Cyberoptics è una società leader nel campo delle fibre ottiche e nel campo delle telecomunicazioni, ha di recente vinto un appalto per la rete di telecomunicazioni dell’amministrazione statale di New York. Un affare da molti milioni di dollari, ottenuto corrompendo almeno due senatori di Stato, membri della commissione competente ad approvare le offerte. Uno di questi uomini, Arthur Jessup, era da sempre nel libro paga di Kingpin e, con la sua caduta, è passato in quello del Gufo. Purtroppo per lui, gli piacevano le belle donne, una in particolare, la sua segretaria personale, molto personale, Francine Hoyt, che venne a sapere cose troppo scottanti per la sua stessa incolumità. Vede Sig. Risk, abbiamo fatto qualche indagine: la Cyberoptics è una controllata delle Boothe Enterprises, che, a loro volta, sono controllate da una misteriosa Stryx Corporation. Ora, una mia amica, alquanto dotta, mi dice che Stryx è un termine latino, il nome scientifico del Gufo. Lei lavora per il Gufo, ecco il segreto che Francine Hoyt e Martin Bergstein avevano scoperto: il sistema di comunicazioni integrato dello Stato di New York è nelle mani del Capo criminale della Costa Est. Non è un gran segreto, lo ammetto, di sospetti sull’integrità di Jessup ce n’erano da anni, ma puntavano su Kingpin e lui non aveva mire così, diciamo, particolari. Nessuno doveva nemmeno pensare che il Gufo entrava nel quadro, almeno finché il contratto non fosse stato concluso, a costo di uccidere qualche giornalista impiccione. Il problema è che non avete coperto le vostre tracce abbastanza bene.-

-Una bella storiella Urich, ammettiamo che sia vera, forse potrà trovare le prove di qualche mazzetta ai senatori, ma per gli omicidi niente da fare: i due esecutori materiali sono morti, ed anche se fossero vivi, che potrebbero dire? Il nome di chi li ha assunti, forse, ma non il perché ed anche quel qualcuno, ammesso che sia ancora vivo, non porterebbe le indagini molto lontano. La catena si interromperebbe prima di arrivare a me Urich, si rassegni.-

-Vuol dire che al vertice c’è lei Risk?-

-Voglio dire che non potrà mai provare che io ho dato l’ordine, tutti quelli che avrebbero potuto portare a me sono morti. Io so che non esiste un dossier, Urich, ma anche se esistesse, lei non arriverebbe comunque vivo a domattina e nemmeno chiunque potesse averlo ed io lo avrei sul mio tavolo domattina.-

-Il che era proprio quello che volevo sentirle dire.- dico, sorridendo al mio, un po’ sconcertato, interlocutore.

 

            Ha atteso finché non ha ritenuto che fosse il momento giusto: li ha osservati mentre sceglievano la loro preda e li ha seguiti mentre loro seguivano lei. Animali, pensa, nessuna grazia, nessuna abilità, solo forza bruta e niente cervello. Li ha visti trascinare la ragazza nel vicolo ed ha atteso finché non l’ha sentita urlare, poi è saltato in mezzo a loro. Non è stato nemmeno degno di essere raccontato. Troppo facile batterli e nemmeno rompere loro qualche osso è stato abbastanza soddisfacente. Alla fine, si volge verso la donna.

-Sei… Devil?- chiede lei con un’aria ancora terrorizzata, guardando il costume grigio e rosso, con quell’armatura rinforzata.

-No, non lo è.- la voce è dura e l’uomo in costume si volta per vedere una figura ritta all’imbocco del vicolo.

-Ah, il prete.- esclama –Cosa ti rende così sicuro che non sono l’articolo genuino, prete?-

            Padre Sean Patrick Gawaine avanza e lo fronteggia senza mostrare paura.

-Perché Devil ha una dote che tu non hai, la comprensione e la pietà.-

“Devil” scoppia a ridere.

-Adoro la tua ingenuità Prete, gli ottimisti ad oltranza come te mi divertono. Ora scusami, ma ho un appuntamento urgente, e non lo mancherei per nulla al mondo.-

            Con un agile salto, la figura vestita di scuro si inerpica lungo una grondaia e sparisce sopra i tetti. “Kid” Gawaine resta a guardare nella sua direzione, poi, tende la mano alla ragazzina.

-Vieni Darla.- dice –Andiamo a casa..-

 

            Il pomeriggio è passato molto piacevolmente, è stato bello stare di nuovo con Debbie. Rendermi conto di come lei sia, ormai un punto fermo nella mia vita. Karen avrebbe approvato quello che c’è tra noi? Non riesco a smettere di pensare a lei e, forse, sto con Debbie perché lei è parte del passato che avevo con Karen. Se lei fosse qui, direbbe che è nella mia natura avere più dubbi che certezze, ma ho sbagliato spesso con le donne della mia vita e Debbie non si merita quel trattamento. Non si merita nemmeno che mi alzi nel cuore della notte per appagare un tipo di eccitazione che nessuna donna potrebbe mai darmi. Salto dalla finestra e comincio la mia danza sui tetti, che è un messaggio a New York: sono tornato.

 

 

5.

 

 

            Un’altra apparizione al Late Night Show della W.F.S.K. ed un’altra, programmata per l’indomani, al talk show di maggior ascolto di uno dei maggiori network nazionali, gli indici di gradimento del suo personaggio nella Soap schizzati alle stelle, come il valore del suo contratto e tutto perché la gente pensa che lui potrebbe essere Devil. La vita di Terrence Hillman non potrebbe andar meglio, Maxie aveva ragione, dopotutto. Facciamoci un’altro giretto in costume, pensa. Non è tanto il saltare di tetto in tetto che lo preoccupa, a quello ci aveva fatto il callo sin da bambino, quando era la preoccupazione di sua madre e qualche volta tornava a casa con dei lividi, se non peggio, a causa delle sue spericolate capriole. È volteggiare appeso a quel cavo che lo infastidisce, ma, in fondo, non è diverso da quello che faceva quando era uno stuntman e si è impratichito col trapezio a suo tempo. Quel costumista a cui si è rivolto Maxie sa davvero il fatto suo, nessuno direbbe che il bastone non è autentico. Ora vediamo: se ci fosse qualche crimine minore da sventare, nessun supercriminale, per carità, non per ora. Il colpo lo prende di sorpresa, un calcio, che avrebbe potuto spezzargli la schiena, se non fosse stato trattenuto e lui non fosse, nel suo piccolo, un artista della caduta. Quando riesce a rimettersi in piedi, vede davanti a lui un altro Devil, uno vestito col costume cosiddetto da ninja.

-Sei patetico.- gli dice –Non meriti il costume.-

            Il vero Devil?  Non può essere, non parla, come lui. È un altro impostore, o, forse, c’era davvero un altro Devil dentro quel costume, anni fa.

-Aspetta, amico..- comincia a dire Terrence, ma l’altro lo colpisce con un altro calcio alla mascella. Terry piomba indietro, ma riesce a non cadere.

-Difenditi idiota, non rendermi tutto troppo facile.- intima il ninja,

            Hillman prova a reagire, ma un secondo colpo lo raggiunge. Stavolta se lo aspettava e lo accompagna. Non ha dimenticato le tecniche di lotta imparate sin da ragazzino. Ora prova una contromossa, il pugno va a segno ed un rivolo di sangue esce dal labbro del suo avversario, che sogghigna.

-Ora andiamo bene.- afferma, poi colpisce di nuovo.

            Terrence Hillman si rende conto che il suo avversario è di una classe superiore, troppo in gamba, ma sa anche che vuole ucciderlo e non può smettere di combattere se vuole continuare a vivere. Il ninja usa il bastone telescopico come se fosse un’estensione del suo stesso corpo, in breve, nonostante la disperata resistenza di Terrence, la lotta è decisa nell’unico modo possibile. Un colpo di bastone gli spezza un ginocchio e, contemporaneamente, un altro gli rompe un tendine dell’altra caviglia. L’uomo in costume rosso non riesce più a stare in piedi e, mentre crolla, il suo avversario assembla rapidamente i due pezzi del bastone in un nunchaku, che si abbatte sulla schiena del malcapitato, provocando un sinistro schiocco. Ed è proprio prima che il nunchaku si abbatta sulla testa dello svenuto Hillman per il colpo finale, che un altro bastone, saetta nell’aria, uno dal manico ricurvo, che colpisce il polso del ninja, facendogli perdere la presa sulla sua arma. L’uomo in costume grigio e rosso si volta, per vedere, ritta dinanzi a lui, una familiare figura in costume giallo e rosso, con una grande D sul petto.

            Il Ninja sorride.

-Sei arrivato, finalmente!- esclama.

-Troppo tardi, forse, ma in tempo per impedirti di ucciderlo.- afferma il nuovo venuto.

-Ucciderò più volentieri te.- ribatte l’altro con un sorriso malvagio.

 

            Mi tolgo gli occhiali e guardo Risk, che ha uno sguardo perplesso.

-Che intendi dire, giornalista?-mi chiede con voce alterata.

-Che è finita Risk… per lei.- rispondo.

            Il rumore dell’entrata dei poliziotti, mi impedisce di sentire una qualunque replica. Risk è chiaramente sconcertato.

-Ma… cosa?- borbotta.

-Dovresti prestare più attenzione ai ritrovati della moderna elettronica, ad esempio ad una microcamera nascosta negli occhiali, il tuo efficientissimo servizio di guardia non li ha neanche presi in considerazione.-

-Tu…. Maledetto…-

            Non ha tempo di dire o fare altro, nella stanza irrompono non meno di quattro poliziotti in borghese, seguiti da un nutrito gruppo di agenti in uniforme. Risk, nonostante il suo nome,[9] non se la sente di tentare azzardi e si lascia ammanettare senza opporre resistenza, mentre gli leggono i suoi diritti.

-Beh Urich…- gli dice il detective Connor Trevane -…Sei stato in gamba ed ora è finita.-

            Scuoto la testa.

-Dici?- replico –Scommettiamo che domattina Risk sarà di nuovo libero dopo aver pagato una cauzione principesca ed i suoi costosissimi avvocati si affretteranno a citare cavilli su cavilli per dimostrare che non ci sono prove dirette della sua responsabilità? Comunque sia, c’è uno là fuori, un gigantesco rapace notturno, che vede questa città come il suo territorio di caccia e che  è ancora libero ed a lui non siamo ancora arrivati.-

-Hai detto bene Urich.- ribatte l’Agente Speciale dell’F.B.I. Phil Corrigan –Non ancora, ma ci arriveremo prima o poi, è solo questione di tempo.-

-Ma lo avremo quel tempo?-chiedo e nessuno mi risponde.

 

            Salto verso di lui, che evita con agilità la mia carica.

-Il primo Devil contro l’ultimo, ami la giustizia poetica, come al solito.-

            Non ha dubbi su chi io sia, come io non ne ho su chi sia lui. Non mi servono superpoteri per capirlo, è stato evidente sin dal primo momento: lui era l’unico che avrebbe mai potuto avere quest’idea. Ancora una volta siamo faccia a faccia, ancora un confronto e vorrei poter credere che sarà l’ultimo, ma non lo è mai.

-Ho giurato di fermarti e lo farò.- rispondo.

-Non ho mai creduto che tu fossi morto in quell’esplosione.- ribatte lui –Del resto, neppure tu hai mai creduto che io fossi annegato nell’East River, vero?-

            No, non l’ho mai creduto, Bullseye, e tu lo sapevi, mentre aspettavi di tornare nella mia vita a rovinarla ancora una volta, ma stavolta, non cederò alla mia rabbia, no, non ti darò mai più la soddisfazione di tentare di ucciderti, non te la caverai così facilmente.

-No, mai.- rispondo –Del resto, dubito che i pesci ti trovino di loro gusto.-

-lascia perdere le battute e combatti.-

            Ed è quello che facciamo ed è un ben strano spettacolo. Due uomini vestiti in modo molto simile, con armi quasi identiche che si battono tra loro. Ognuno vede nell’altro il suo riflesso, la sua immagine distorta. Saltiamo come ballerini in mosse che sembrano essere ben coreografate da un’occulta regia, i nostri bastoni si scontrano, ognuno sferra colpi, che l’altro evita, poi, alfine, lo disarmo, il suo nunchaku cade lontano da lui, il mio primo colpo va a segno ed anche il suo, ma io ribatto, afferrando la sua maschera e strappandogliela.

-È finita Bullseye.-

-No, non è finita finché non lo decido io e...-

            Indietreggia appena di un passo, ma incontra il corpo di Terrence Hillman, perde l’equilibrio e cade oltre il tetto con un grido di stupore, più che di paura od altro. È una caduta di cinque piani, ucciderebbe chiunque o gli ridurrebbe la spina dorsale in condizioni pietose, ma lui sopravviverà, lo so, l’ha già fatto. Mi volto verso Hillman, è ridotto male, ma può ancora farcela e c’è un ultima cosa che posso fare per lui.

 

            Nessuno osa fermare la figura col costume rosso sbrindellato che entra nel Pronto Soccorso di Hell’s Kitchen, ma tutti la riconoscono, più tardi riconosceranno anche l’uomo che porta in braccio.

-Devil, sei davvero tu?- esclama il medico di guardia –E quest’uomo?-

-Si chiama Terrence Hillman, è un attore, l’hanno aggredito e derubato di tutto, ha varie lesioni interne. So che non avrei dovuto muoverlo, ma sarebbe morto, altrimenti.-

-Non preoccuparti.- ribatte il medico –Ci pensiamo noi e tu?-

-Io, sto meglio di quanto sembri, dottore, dovrebbe vedere l’altro tizio.-

-E così, sei davvero tornato.-

-Dottore, non credo di essermene mai davvero andato.-

 

            In un cimitero non lontano ci sono sue lapidi affiancate: una per Jack Murdock e l’altra per Karen Page, in mezzo un mucchietto di stoffa che si può riconoscere come un costume giallo e rosso con una grande D sul petto.

 

 

EPILOGO

 

 

            Sono salito sul tetto del Daily Bugle a fumarmi in pace una sigaretta. Il Bugle è uscito con titolo a nove colonne: il senatore Jessup si è suicidato prima che l’arrestassero, mentre il Senatore Martin è stato preso nel suo ufficio di Albany, la prossima settimana il Senato voterà una mozione di espulsione e non saranno i soli. Ho smascherato un giro di corruzione, vendicato un collega, il giornale ha raddoppiato la tiratura, allora perché non mi sento soddisfatto? Forse perché ho vinto solo una battaglia, ma la guerra non è ancora finita e, forse, non finirà mai.

-Dovresti smetterla con quella brutta abitudine.- mi dice una voce ben nota. Mi giro e Devil è di fianco a me, nel suo tradizionale costume rosso.

-Comincio a credere che non mi ucciderà, dopotutto, sono sopravvissuto a peggio.-

-Ho letto che hai avuto una settimana interessante Ben.- mi dice.

-Neanche la tua deve essere stata male, credo, vero Matt?- replico.

            Lo guardo ed anche lui sorride.

            Ci sono altre dieci milioni di storie nella grande città e domani tornerò a narrarne un’altra.

 

 

FINE TERZA PARTE

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

                  Fine di un'altra Ultimate Edition, che ha visto il ritorno, sia pure anomalo di Devil e la fine di una sottotrama iniziata da tanto tempo: l’affare Cyberoptcs.

Ed ora, ecco le essenziali note esplicative.

1)    Il paese di Broken Cross, New Jersey è comparso per la prima ed unica volta in Daredevil Vol 1° #219 del giugno 1985, epica storia autoconclusiva di Frank Miller & John Buscema ispirata alle ballate di Bruce “The Boss” Sprinsteen. Ma l’ispirazione di questa storia non viene da quel bel racconto, anzi, a dir la verità, ho deciso di usare Broken Cross perché così non ho dovuto creare un altro villaggio fittizio per un racconto che cita ben altre fonti. Quali? Vediamo se lo avete capito da soli. -_^

2)    Se il nome di Sammy Silke vi sembra familiare, ebbene, lo confesso, è proprio il bandito da due soldi che da il via agli eventi della saga: “La Cupola” di recente pubblicata su Devil & Hulk della Marvel Italia. Come sapete non sono pregiudizialmente contrario all’uso di personaggi e concetti che non appartengono alla continuity MIT, purché non si imiti pedissequamente quanto fatto in U.S.A. Io credo di non averlo fatto, voi che ne dite?

3)    Chi è il misterioso Maximilian Quincy Coleridge IV (Mamma mia che nome lungo. -_^) Nessun altro che: il Sudario, il secondo supereroe cieco della Marvel. Apparso per la prima volta in Super Villain Team Up #7 (Fantastici Quattro, Corno, #170), è l’ultimo erede di una dinastia di imprenditori newyorkesi. Quando aveva 10 anni, al ritorno da un concerto, i suoi genitori furono uccisi davanti ai suoi occhi da un rapinatore e lui, sconvolto. giurò di dedicare la sua vita alla lotta contro i criminali. Studiò e divenne esperto in tutte le tecniche di lotta al crimine, fisiche, psicologiche e scientifiche. Alla fine si sentì pronto (Vi ricorda qualcosa? A me si, molto. –_^) Durante il suo addestramento si era recato in India dove si era imbattuto nel perduto Tempio di Kalì. Qui fu addestrato al combattimento dai monaci, che, alla fine lo marchiarono in viso col marchio di fuoco di Kalì. Max divenne cieco, ma acquisì una vista mistica ed in seguito scoprì di poter padroneggiare la misteriosa Forza Oscura (la stessa che padroneggiano Stella Nera e Cloak) per creare cappe di oscurità ed immagini tridimensionali. Dopo uno scontro col Dottor Destino, ha iniziato una particolare lotta contro il crimine, fingendosi egli stesso un capo criminale. Sotto questa veste, ha operato a Los Angeles a capo del Night Shift, poi si è trasferito a New York, per riprendere la sua identità civile e la guida degli affari di famiglia.

4)    So che vi chiederete dove sto andando a parare e che i più attenti di voi avranno notato che negli ultimi episodi mi sono divertito a riproporre alcune situazioni di passate gestioni di Devil. Divertito è la parola giusta, ma vi assicuro che so quel che sto facendo e spero che non resterete delusi A pensarci bene all’appello mancano ancora: un superpatriota steroideo, i Vendicatori e Typhoid Mary. Beh, che dire? Non disperate gente. –_^

Nei prossimo episodi, avremo nuovi problemi quando Matt e Foggy dovranno misurarsi col loro concetto di giustizia da parti opposte della barricata, mentre New York è scossa da un attentato per cui l’opinione pubblica vuole giustizia, ma rischia di essere una “Giustizia cieca”.

 

Carlo



[1] Vedi episodio #14

[2] Vedi episodio #21

[3] Vedi ultimo episodio.

[4] Come visto in Uomo Ragno MIT #18

[5] In effetti, è vero da Daredevil #232 (Fantastici Quattro, Star, #42) a Daredevil #248 (Fantastici Quattro, Star, #54)

[6] È accaduto nell’episodio 25

[7] Ultimo episodio.

[8] Quale articolo? Dite? Non ditemi che vi siete persi Devil #25, vi prego. -_^

[9] Risk significa rischio in Inglese.